giovedì 17 agosto 2017

ATTENZIONE: CAMBIO INDIRIZZO E-MAIL

Cari amici e care amiche, vi comunichiamo che abbiamo cambiato indirizzo mail:
donfrancobarbero24@gmail.com
di don Franco Barbero

francoefiore3@gmail.com
di Fiorentina Charrier.
Prendete nota e grazie

LA CURA DELLA SEDE DELLA COMUNITA'

In questo periodo Oscar ha fatto un prezioso servizio alla sede della comunità di Via Città di Gap.13 rendendo più agevole l'uso delle sedie, applicando dei feltrini che rendono più silenziosi i nostri movimenti.
Inoltre.....la "ditta comunitaria traslochi" in questi giorni è stata parecchio attiva....Che benedizione la solidarietà!
Ancora.... sempre nella sede della comunità troveremo un bel dono di padre Francois che ci ha regalato non il solito crocefisso......Guardarlo è un invito a connetterci con tutte le lotte di liberazione del mondo.
Franco e Fiore

IL,LINGUAGGIO VA RIFORMULATO

" Perché il linguaggio abbia senso per l'uomo moderno, va espresso nel modo moderno. I fedeli di mentalità più conservatrice vi si opporranno, perché non riescono a capire che le formulazioni sono sempre il prodotto di una certa cultura, anche quelle che intendono esprimere verità eterne.
Per loro la formulazione della verità, che avviene  di necessità attraverso il linguaggio di un certo periodo storico, è la sua esatta riproduzione, immutabile quanto la stessa realtà divina. 
Senza rendersene conto, questi cristiani trasformano le parole umane in parole divine, cosicché una nuova formulazione è per loro inesatta a priori, persino eterodossa".
(Rogers Lenaers, "Benché Dio non stia nell'alto dei cieli", Massari Ed. pag.19).

HA UNA CANZONE

"Un uccello non canta perché ha qualche dichiarazione da fare. Le parole dell'erudito si devono comprendere. Le parole del maestro ....bisogna ascoltarle come si ascolta il vento tra gli alberi e il rumore del fiume e il canto degli uccelli. Esse risveglieranno nel cuore qualcosa che è al di là di ogni conoscenza".
(Il canto degli uccelli, Ed, Paoline, Pag.19).
PAULINE AWETO EZE, Lo stupro come arma di guerra in Africa, L'Harmattan Italia, pag. 100, € 15,00

L'autrice del presente volume sottolinea il triste legame esistente in Africa fra certi retaggi culturali e la violenza contro le donne, in tempo di pace come in tempo di guerra. Sei sono gli elementi chiave, individuati dalla studiosa, come tipici degli abusi di genere nel continente: la natura pubblica dello stupro, il livello di brutalità, il simbolo del machete come forma di 'primitivismo moderno', l'intento deliberato di diffondere l'AIDS, lo stupro delle donne incinte e l'omicidio che segue la violenza carnale.
Alcune modalità pretestuose di risposta alle questioni affrontate si richiamano alla panacea semplicistica che accusa il colonialismo di ogni male. Si descrivono allora questi tremendi crimini come conseguenza di specifiche campagne di propaganda dei mass media, finalizzate alla distruzione di massa, oppure ci si domanda se l'intento deliberato di spargere l'AIDS si applichi solo all'Africa.
Non bisogna scavare in profondità per trovarsi di fronte a situazioni analoghe ai crimini di guerra commessi in Africa, riguardanti però continenti diversi oppure implicanti figure estranee al continente stesso, ma che si sono rese complici di atrocità in loco. Malgrado ciò, rimane un grave e paradossale errore denunciare le pecche altrui per giustificare le proprie. Sarebbe più nobile ricorrere al buon esempio, pur nelle difficili contingenze esistenziali, per sfidare le persone a cambiare atteggiamento (dalla Prefazione di mons. F. NWANCHUKWU).

PAULINE AWETO EZE, di origine nigeriana, si è laureata in filosofia presso l'Università pontificia salesiana di Roma. Ha compiuto ricerche in ambito filosofico sulle politiche dello sviluppo e di genere. Ha lavorato come consulente presso l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM). Si è occupata dei rimpatri volontari delle vittime della tratta a fini sessuali. In Italia, ha collaborato con l'Università Roma Tre, svolgendo attività didattica e di studio su temi legati alle culture e alle religioni africane. Attualmente insegna al Bexley College di Londra.
I doni della vita

Due sono i doni più grandi della vita: bellezza e verità. Ho trovato la prima in un cuore innamorato e la seconda in una mano laboriosa.

Kahlil Gibran

“Parco Arafat”, Raggi fa marcia indietro

Alla fine, Virginia Raggi rimanda la decisione. Aveva annunciato di voler intitolare due luoghi di Roma a Yasser Arafat e a Elio Toaff, rabbino capo di Roma dal 1951 al 2001, un gesto che probabilmente voleva essere simbolico, di pace, sulla lunga via della difficile risoluzione del conflitto mediorientale. Una marcia indietro che la stessa sindaca spiega in una lettera indirizzata alla presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, che negli scorsi giorni aveva duramente criticato la proposta della prima cittadina. Prima le motivazioni: «Dedicare una piazza a Elio Toaff, come da tempo atteso, è un nutrimento della memoria collettiva, nonché espressione dell'immenso rispetto e senso di gratitudine che la città prova nei confronti della sua persona e del gigantesco contributo che ha dato alla vita della città e del Paese.
La città desidera onorare la memoria di Elio Toaff e il suo indimenticabile lascito». Poi la comunicazione della scelta: «Perciò, considerato che il nostro atto intende richiamare processi di pace che si fondano sulla condivisione delle scelte, insieme alla Giunta, abbiamo deciso di rinviare l'attuazione della delibera per quanto riguarda le denominazioni in questione affinché lo spirito che le muove non sia vanificato da incomprensioni e possa compitamente realizzarsi con gli eventuali aggiustamenti necessari», scrive la sindaca.
Parole che forse serviranno a placare le proteste. Era stata durissima, infatti, la posizione della Comunità ebraica romana: «Dedicare un parco a Yasser Arafat è una scelta offensiva e antistorica proprio nel momento in cui l' Europa è vittima di una serie di attentati terroristici di matrice islamista», aveva attaccato Ruth Dureghello. Ancora: «Arafat del terrorismo odierno è stato il precursore se non l' ideatore, e il premio Nobel per la Pace da lui ricevuto non è altro che il primo dei tanti Nobel assegnati con 'dubbio merito'. Arafat è il mandante morale dell'attentato antisemita alla Sinagoga di Roma del 9 luglio 1982, in cui morì Stefano Gay Tachè, un bambino ebreo romano e italiano».
La giunta guidata dalla Raggi aveva anche individuato i luoghi: al leader palestinese sarebbe stato intitolato un parco di Centocelle, quartiere periferico della città. E al rabbino Toaff (scomparso nel 2015) uno slargo di Colle Oppio.
Decisione rimandata, dunque. E per la cui attuazione la sindaca Raggi aveva chiesto anche l'attuazione di un provvedimento speciale: per poter intitolare lo slargo al rabbino Toaff, c'era stato bisogno di una richiesta di deroga al prefetto. La legge prevede infatti che una strada possa essere "dedicata" solo a persone decedute da almeno 10 anni: Toaff è morto nel 2015.
Laura Mari

(la Repubblica 8 agosto)

mercoledì 16 agosto 2017

IN QUESTO CAMMINO

Dio di Gesù, voglio mettere tutto il cuore in questo cammino, ma vorrei ricordarmi che il mio cuore non è il Tuo. Voglio battermi per le cause che sento giuste, senza pensare che esauriscano la Tua causa.
Voglio buttarmi in ciò che scopro come novità vitale, ma senza pensare che le mie "scoperte" siano la verità o la necessaria scoperta di tutti.
Se non fosse che Tu, o Dio, "ogni mattina mi apri l'orecchio perché io ascolti" (Is.50,4), già da lungo tempo mi sarei comodamente disteso sul letto dell'indifferenza.
Posso contare sulla tua paziente compagnia.
Per questo Ti benedico di cuore.
Franco Barbero, Olio per lampada, pag.185

IL NOSTRO "ESSERE FIGLI"

Christian Duquoc, nel suo saggio "Gesù", Queriniana Ed. del 1974, si sofferma ad approfondire il significato, per Cristo e per noi, della figliolanza. Gesù ha vissuto Dio come Figlio:
"Egli, come figlio, non deve assolutamente essere il Padre.... Egli deve continuamente rinunciare ad essere all'origine di se stesso, del mondo. Egli, in una parola, emette una fondamentale confessione di fede: io non potrò mai essere l'origine di me stesso, ma dipendo, nella mia esistenza, da un altro".

Qui è ben chiaro che Gesù trova il fondamento  del suo essere ed agire in Dio e non esiste nessuna confusione tra Gesù e Dio.
La cristologia di Duquoc ce lo ricordava in quegli anni di intensa e rigorosa ricerca.
Franco Barbero

RAHNER E METZ: LA VERA MISTICA CRISTIANA

Mentre cerchiamo di essere presenti ed attivi nell'impegno di solidarietà e nell'azione politica e culturale di ogni giorno, non va mai persa di vista l'ottica evangelica: si può fare poco e di questo poco occorre essere contenti, anzi fare un inno di lode a Dio.
Il teologo Harvey Cox scriveva che non bisogna mai accettare la frattura tra la trasformazione del mondo e la celebrazione e il godimento della vita.
Questa "coniugazione" è la caratteristica che, per dirla con i teologi Rahner e Metz, che rende vitale la fede cristiana.
Franco Barbero

DA FERRARA, DA LIEGI, DA GALLARATE....

Nei numerosi incontri e contatti di questi ultimi è significativo il fatto che molte persone fanno della loro vita una ricerca ed un confronto.
La comunità ha potuto far fronte a tante "belle sorprese" che però esigono tanta disponibilità solo perché un bel gruppo di fratelli e sorelle ha condiviso nei mesi di giugno fino ad oggi il servizio dell'accoglienza, dei pasti, dei momenti comunitari, delle visite ad ammalati, del blog, tenere i contatti con parrocchie, gruppi, movimenti...
Da fine maggio ad agosto in comunità c'è un continuo avvicendarsi di piccole sorprese. A dire il vero.....la fatica e la gioia sono tante, davvero tante.
Franco Barbero



Torino: tabaccherie senza francobolli

È il prodotto che "consumo di più": almeno 20 francobolli per le lettera li uso ogni mese. A Pinerolo i francobolli si trovano. Scrivere a mano, appiccicare un francobollo e sigillare una lettera… è una ben diversa gioia dalla spedizione di una mail.
Viva i francobolli … Peccato che sono cari e le lettere arrivano quando possono…

Franco Barbero
Osservando l'uomo civilizzato, talvolta si rimpiange che non sia rimasto primitivo.

Louise Berthier
YEMEN. UNA GUERRA FEROCE E DIMENTICATA

Dal marzo 2015, quando sono iniziati gli attacchi aerei da parte della coalizione guidata dall'Arabia Saudita nello Yemen, sono stati uccisi almeno 4600 civili e ne sono stati feriti più di 8000.
Si stima che 18,8 milioni di yemeniti dipendano dall'assistenza umanitaria e abbiano disperato bisogno di cibo, acqua, riscaldamento e riparo per sopravvivere. L'Onu ha denunciato che la malnutrizione è cosi grave che il paese è sull'orlo della carestia.
Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno fatto scempio di qualunque norma del diritto internazionale umanitario: attacchi indiscriminati dal cielo contro i centri abitati, scuole, ospedali mercati e moschee e uso delle vietatissime bombe a grappolo da parte della coalizione a guida saudita; attacchi indiscriminati da terra, chiusure di ospedali e arruolamento di bambini soldato da parte delle forze huthi e dei loro alleati.
Nelle sue missioni di ricerca nello Yemen, Amnesty International ha potuto documentare almeno 34 attacchi aerei della coalizione guidata dall'Arabia Saudita che paiono aver violato il diritto internazionale umanitario. In questi attacchi sono stati uccisi almeno 494 civili tra cui 148 bambini. In alcuni di questi attacchi sono state usate armi prodotte negli Usa e nel Regno Unito.
Amnesty International ha anche documentato 30 attacchi indiscriminati da parte delle forze pro e anti-huthi attraverso colpi d'artiglieria, razzi e mortai in cui sono stati uccisi 68 civili. Di fronte a tutto questo, l'atteggiamento di Usa e Regno Unito è semplicemente vergognoso.
I dati forniti dal dipartimento per lo Sviluppo internazionale di Londra e da ForeignAssistance.gov, l'ufficio per le risorse all'assistenza internazionale all'interno del dipartimento di Stato Usa, i due governi hanno speso o messo in bilancio per gli aiuti umanitari alla popolazione civile yemenita circa 450 milioni di dollari.
Ma, secondo l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, dal 2015 gli Usa e il Regno Unito hanno venduto armi all'Arabia Saudita per un valore di oltre cinque miliardi di dollari.
In altre parole, Washington e Londra hanno dato all'Arabia Saudita armi per un valore oltre 10 volte superiore a quello degli aiuti umanitari.
Cercano, insomma, di alleviare la sofferenza di quasi 19 milioni di yemeniti e allo stesso tempo contribuiscono ad aggravarla. Per quanto riguarda l'Italia, secondo i dati reperibili dal registro del commercio estero dell'Istat e forniti ad Amnesty International dall'Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal) nel 2016 l'Italia ha fornito all'Arabia Saudita bombe e munizionamento militare per un valore complessivo di oltre 40 milioni di euro, rispetto al valore di 37,6 milioni di euro del 2015. Le spedizioni sono state tutte effettuate dalla provincia di Cagliari e, secondo l'Opal, sono riconducibili alla RWM Italia, azienda del gruppo tedesco Rheinmetall, che ha la sua sede legale a Ghedi (Brescia) e la sua fabbrica a Domusnovas, non lontano da Cagliari. Negli anni scorsi l'Opal e la Rete italiana per il disarmo hanno documentato numerose spedizioni di bombe aeree della RWM Italia dalla Sardegna all'Arabia Saudita.
Allo stesso tempo, in base a quanto stabilito con la delibera 1845 del ministero degli Affari esteri in data 22 febbraio 2016, il governo italiano ha stanziato un milione e mezzo di euro per l'Alto commissariato Onu per i rifugiati con l'intento specifico di sostenere i profughi yemeniti nei paesi limitrofi, diventati tali anche a causa dei bombardamenti sauditi. Se questa non è ipocrisia...
Riccardo NOURY Rete Disarmo

(Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2017)

martedì 15 agosto 2017

FIDARSI

"Fidarsi della bontà altrui è una prova non piccola della propria bontà".
Michel Montaigne