lunedì 20 novembre 2017




domenica 19 novembre 2017

PUBBLICO E CONDIVIDO


   NOI SIAMO CHIESA
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Papa Francesco “umanizza” il fine vita e mette ai margini la linea fondamentalista
Il comodo silenzio della stampa sul disarmo nucleare
La stampa dedica oggi grande attenzione al discorso di papa Francesco sul fine vita. I due maggiori quotidiani  aprono la prima pagina  su di esso. E ciò va bene, è un intervento molto importante. Ma abbiamo un problema: come mai gli stessi giornali hanno completamente snobbato l’intervento del papa di venerdì scorso per il disarmo nucleare (ignorandolo  del tutto il “Corriere” e collocandolo in una colonnina in quindicesima pagina “Repubblica” )?  Eppure era un intervento altrettanto importante. Forse l’ostilità del nostro governo, sollecitata dalla Nato, al recente Trattato ONU contro le armi nucleari (e quindi, indirettamente, a questo discorso del papa ) ha fatto la differenza e ha  tacitato  la nostra grande stampa, sempre troppo  timida quando si tratta di questioni che riguardano la sfera militare. Tanto per dire pane al pane e vino al vino.
Confermata la linea tradizionale della Chiesa
Ciò premesso, dobbiamo constatare che papa Francesco ha, sulla questione di fondo del fine vita, ribadito la linea tradizionale della Chiesa contenuta nel paragrafo 2278 del Catechismo della Chiesa cattolica del 1992, con  il  no all’accanimento terapeutico, con  il  sì alla responsabilità e alla libertà del malato oltre che con il  no all’eutanasia. Ma perché questa sorpresa per il pronunciamento del papa? La attribuiamo al fatto  che, nella situazione italiana, la posizione  della Chiesa era stata abbandonata  nei casi Welby ed Englaro come conseguenza della linea fondamentalista del Card. Ruini e poi del Card. Bagnasco. “Noi Siamo Chiesa”  a suo tempo, ha denunciato ripetutamente con forza questa deriva che tanto male ha fatto alla credibilità della Chiesa nel nostro paese. Ma papa Francesco dice altro  perché non avvalla alcuna “campagna”, non parla di “principi o di valori non negoziabili”, tace sulla nutrizione e sulla  idratazione forzate (non dichiarandole quindi obbligatorie), spiazzando l’ala oltranzista del mondo cattolico che della questione del fine vita ha fatto il pilastro centrale di una propria  “identità”   contro il “laicismo libertario” .  Anzi- scrive oggi Alberto Melloni su “Repubblica”- per papa Francesco  il “non proporre davanti alla modernità tecnologica una sterile mitragliata di condanne” potrebbe essere una nuova occasione per l’evangelizzazione.
Il non facile discernimento nelle situazioni concrete
Ci sono allora le condizioni per  il ragionamento di verità  dei migliori nostri moralisti e teologi  che papa Francesco fa suo integralmente.  Emerge dalle  sue parole la piena consapevolezza di trovarsi in una fase di passaggio a causa dei  progressi della medicina che esige un “supplemento di saggezza” e di pazienza  prima di  dire troppo e, magari, di dire male. Emerge  l’ottica pastorale del papa che prende atto della difficoltà di capire e di decidere in molte situazioni estreme e che propone l’attenzione alla situazione concreta del paziente, considerandone il  bene integrale. Egli dice  “Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano.”  “Non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale” e via di questo passo. Si tratta di capire che l’amore per la vita deve anche significare l’umanizzazione del fine vita. Di qui il suo ragionamento sulla “prossimità responsabile” nei confronti del malato, sulle cure palliative, contro “il morire più angoscioso e sofferto, ossia quello del dolore e della solitudine”. Francesco propone una visione serena della morte, umana e cristiana.
L’ineguaglianza terapeutica ignorata dalla stampa
Ci sorprende il silenzio stampa sul brano del discorso dove si parla di ineguaglianza terapeutica che è fondata sulla constatazione dei tanti  trattamenti sanitari di fatto riservati a fasce ristrette di persone e di popolazioni. L’ottica di Francesco è a tutto campo, è planetaria ed è intrecciata con la sua consueta preoccupazione per gli “ultimi”, per lo “scarto”. Questa ineguaglianza –egli dice- “è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura”.  Non si poteva dire niente di più incisivo ed efficace.
Basta con la guerra di religione sul testamento biologico
Anche se il brano finale del discorso ha un orizzonte globale esso deve essere valutato con intelligenza all’interno della contingenza politica del nostro paese. Quando Francesco parla di soluzioni condivise tenendo  “conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza” ci sembra di ascoltare le posizioni con le quali i cattolici democratici hanno da sempre proposto di affrontare nello spazio pubblico i temi etici per “trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise”. Per essere concreti    si può disinnescare il clima da guerra di religione sul fine vita, che sarebbe malamente usato nella prossima campagna elettorale, approvando subito, dopo dieci anni di polemiche identitarie ed ideologiche, la legge sul testamento biologico ferma in Senato?
                                                                        Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa
Roma, 17 novembre 2017

A SARZANA

RICEVIAMO DA ROSARIA LOMBARDI
lunedì 20 novembre a Sarzana, alle 17, al 4° piano presentazione di " Il folle sogno" con Pietro Lazagna
venerdì 24 novembre alla Spezia, alle 17, presso la Libreria S. Paolo

"Il folle sogno" 
Questo volume è stato pensato in occasione di due ricorrenze concomitanti: i venticinque anni dalla nascita dell'Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam e i vent'€™anni dalla scomparsa di padre Bruno Hussar, uno dei principali ispiratori della Nostra
aetate, il documento del Concilio Vaticano II con cui si riaprivano le porte alle relazioni positive della Chiesa con Israele. Wahat al-Salam - Neve Shalom (WASNS) è una comunità di palestinesi ed ebrei dedicata alla costruzione della pace e dell'uguaglianza in Israele e nella regione.

aiutateci a divulgare la notizia
ciao
Rosaria

GESU' FIGLIO DI DIO: DA RICOMPRENDERE OLTRE IL DOGMA


“Il Figlio di Dio rende Dio udibile e visibile più di chiunque altro o di qualunque altra cosa e pertanto è il primogenito di tutta la creazione (Col. 1,15).
Così egli è superiore a qualsiasi altra creatura. Ma resta inferiore a Dio. Quando Paolo in I Corinti 15,27 applica al Figlio di Dio le parole “tutto ha posto sotto i piedi di lui” (Salmo 8,7), egli eccettua Dio espressamente, concludendo: “quando avrà assoggettato a lui tutte le cose, allora il Figlio stesso farà atto di sottomissione a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti”.
(Bas Van Iersel, Concilium 3, 1982).

MARY ASTELL, INGHILTERRA

"Se l'essere umano è nato libero,
perché questo non vale anche per le donne?".

RIPRENDIAMOCI LA VITA- RIPRENDIAMOCI LA FEDE

"La nostra fede grida proprio questo: Dio accompagna la tua vita e sostiene il tuo cammino. Fino alla festa finale. Dio non è un peso in più, ma la sorgente della nostra forza. Con Lui la vita, con tutti i suoi problemi, è realmente vivibile".
Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

IN MILLE AL CORTEO PER I DIRITTI

Alla Trans Freedom March, la marcia contro la transfobia e per i diritti delle persone transgender, promossa nel Transgender Day Remembrance dal coordinamento Torino Pride, hanno partecipato ieri pomeriggio un migliaio di persone: da piazza Vittorio hanno raggiunto piazza Castello dove si è svolta la toccante lettura dei nomi delle persone trans uccise nel 2017 nel mondo. Sostenuta dalla Regione e dal Comune di Torino, alla manifestazione erano presenti numerosi rappresentanti delle istituzioni.
Da Repubblica di oggi 19 novembre.

Da wohnt ein Sehnen tief in uns.


Da wohnt ein Sehnen tief in uns, o Gott, nach dir, dich zu sehn, dir nah zu

sein. Es ist ein Sehnen, ist ein Durst nach Glück, nach Liebe, wie nur du sie
gibst
.
1. Um Frieden, um Freiheit, um Hoffnung
bitten wir. In Sorge, im Schmerz –

sei da, sei uns nahe, Gott.
Da wohnt ein Sehnen tief in uns, o Gott, nach dir, dich zu sehn, dir nah zu

sein. Es ist ein Sehnen, ist ein Durst nach Glück, nach Liebe, wie nur du sie
gibst.
2. Um Einsicht, Beherztheit, um Beistand
bitten wir. In Ohnmacht, in Furcht –

sei da, sei uns nahe, Gott.
Da wohnt ein Sehnen tief in uns, o Gott, nach dir, dich zu sehn, dir nah zu

sein. Es ist ein Sehnen, ist ein Durst nach Glück, nach Liebe, wie nur du sie
gibst.
3. Um Heilung, um Ganzsein, um Zukunft
bitten wir. In Krankheit, im Tod –

sei da, sei uns nahe, Gott.
Da wohnt ein Sehnen tief in uns, o Gott, nach dir, dich zu sehn, dir nah zu

sein. Es ist ein Sehnen, ist ein Durst nach Glück, nach Liebe, wie nur du sie
gibst.
4. Dass du, Gott, das Sehnen, den Durst
stillst, bitten wir. Wir hoffen auf dich –

sei da, sei uns nahe, Gott.
Da wohnt ein Sehnen tief in uns, o Gott, nach dir, dich zu sehn, dir nah zu

sein. Es ist ein Sehnen, ist ein Durst nach Glück, nach Liebe, wie nur du sie
gibst.
Text: Eugen Eckert, Melodie: Anne
Quigley
MISEREMINI MEI, SALTEM VOS…

Sì, abbiate pazienza: tra gruppi, lettere, libri, incontri, dialoghi e dibattiti sono un po' "squinternato"...
Per questo rinuncio al Seminario delle comunità per "seminare" un po' di più qui con alcuni gruppi che arrivano dal Giappone e dagli Usa. Ma soprattutto resto qui per le persone che cercano un po' di vicinanza in questo tempo di crescente solitudine.
Allora, se non rispondo subito alle lettere, abbiate pazienza e misericordia.

don Franco
PRENOTATE

Franco Barbero, Confessione di fede di un eretico, Edizioni Mille.
Prenotate a info@edizionimille.eu
Per informazioni: 011/546076 - 348/3888709
Ci vuole più stato

Lo Stato, tramite una giustizia che non è efficace e lascia impuniti i violenti, non incoraggia i cittadini ad essere responsabili.
L'Italia è piena di impuniti che, di ricorso in ricorso, sono sempre più arroganti e violenti. Il vero problema sta nel fatto che, pur in presenza di ottimi magistrati, il sistema giudiziario è una macchina che non funziona se non per punire i poveracci: con poche eccezioni.

F. B.

​[la Repubblica 9 novembre]

"Francesco è rimasto l' unico a fare politica con i simboli"

CITTÀ DELVATICANO. «Il suo modo di usare i simboli e i segni è unico oggi nel panorama mondiale. In questo senso Francesco è rimasto davvero l'ultimo narratore presente in una società che della narrazione ha smarrito completamente il significato».
Così il sociologo Franco Garelli, autore recente dei volumi Educazione e Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio, entrambi editi da "il Mulino".
In che senso Francesco ultimo narratore?
«Un tempo c'erano i presidenti americani che narravano il ruolo guida degli Stati Uniti nel mondo. Ora non ci sono più nemmeno loro. Papa Francesco, invece, ama narrare usando proprio i simboli, la sua visione delle cose, l'attenzione al creato, agli ultimi; alle minuzie, e narrando comunica, riesce ad arrivare e a suscitare interesse».
Per qualcuno il Papa in questo modo ostenterebbe. Lei cosa pensa?
«Non è così. Lui, piuttosto, agisce per come è fatto, vive cioè in quel modo lì. Il suo "buonasera", ad esempio, pronunciato la sera dell'elezione al soglio di Pietro, oppure le scarpe nere, la borsa portata in aereo, fanno parte del suo modo di essere. In settembre ho partecipato a un seminario in Vaticano. Ho alloggiato a Santa Marta. Ho potuto vedere il Papa muoversi quando non è osservato. Va a salutare coloro che stanno alla reception, fa tanti gesti senza che nessuno lo veda. Certo, l'adozione dei simboli ha anche un valore pedagogico, che tuttavia in lui è naturale». (pr)

(La Repubblica 13 novembre)

sabato 18 novembre 2017

GESU' CHIAMAVA DIO SUO CREATORE E PADRE


Già nell'Antico Testamento il popolo di Dio veniva detto “figlio di Dio”, ma era chiamato così soprattutto il re di Israele, che all'atto dell'intronizzazione veniva proclamato “figlio di Jahvé”.
Ora questo epiteto viene applicato a Gesù: mediante la risurrezione e la glorificazione egli, Gesù di Nazareth, viene “costituito Figlio di Dio”, secondo l'espressione desunta da un salmo.
Qui indubbiamente non si allude alla generazione, ma soltanto alla posizione giuridica di prestigio di Gesù, non quindi a una figliazione fisica, come nel caso dei figli degli dèi e degli eroi pagani, ma ad una elezione ed investitura da parte di Dio. Più di altri nomi, quello di “Figlio di Dio” doveva chiarire agli uomini di quel tempo quanto strettamente l'uomo Gesù appartenesse a Dio, quale rilievo avesse la sua posizione al fianco di Dio: non più nella comunità, nel mondo, ma ora di fronte alla comunità e al mondo, subordinato soltanto al Padre e a nessun altro” (H. Kung, 24 Tesi sul problema di Dio, pag. 133)
In questo riferimento a Dio e completa dimenticanza di sé, a quel Dio che Gesù chiamava suo Creatore e Padre, sta la definizione, cioè l'autentico significato di Gesù” (Ed. Schillebeeckx, La questione cristologica. Un bilancio, Queriniana, Brescia 1980, pag. 161).

NELL'AMICIZIA

"Non camminare davanti a me:
forse non riuscirei a seguirti.
Non camminare dietro di me:
forse non riuscirei a guidarti.
Cammina accanto a me
nell'amicizia".
Albert Camus