sabato 25 marzo 2017

LA GIUSTIZIA A ROVESCIO

Ventimiglia, denunciato per aver dato da mangiare ai migranti
Il primo verbale di polizia dopo l'ordinanza del sindaco pd che vieta di distribuire alimenti
di PIETRO BARABINO
  Sul verbale della Polizia di Stato, commissariato di Ventimiglia, si legge: “Indagato per aver somministrato senza autorizzazione cibo ai migranti”. È datato 20 marzo ed è il primo provvedimento di cui si ha notizia, in seguito all’ordinanza dell'11 agosto 2016, con la quale il sindaco della città di confine con la Francia, Enrico Ioculano (Pd), vieta la distribuzione di alimenti ai migranti. 
I denunciati in realtà sarebbero stati tre, tutti di cittadinanza francese. «Siamo di fronte al capovolgimento di ogni logica. Utilizzare il diritto per colpire e punire episodi di solidarietà non può avere e trovare alcuna giustificazione», dice il presidente di Antigone Patrizio Gonnella. Uno dei fermati si è rifiutato di firmare la denuncia perché nessuno era in grado di tradurre il documento e i contenuti in francese. Dura condanna anche da parte di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia: “Questa sanzione non è che l’ennesimo segnale dell’avvio, anche in Italia, di un allarmante processo di criminalizzazione della solidarietà. Iniziano a moltiplicarsi i provvedimenti amministrativi e giudiziari, in varie parti d’Italia, ma soprattutto in Liguria, che rischiano di avere un effetto raggelante nei confronti di chi intende manifestare solidarietà nel modo più pratico e semplice possibile, con l’effetto paradossale di andare a colpire persone e associazioni che si assumono la responsabilità di colmare le gravi lacune lasciate dalle istituzioni”. 
Da Repubblica.it 

PUO' COMINCIARE LA DISCESA

Probabilmente i vari populismi hanno toccato il punto più alto nell'ultimo inverno, ma ora danno segnali di tali lotte interne da lasciare intendere una loro prima flessione.
Solo i ciechi non vedono la ragnatela europea dei populismi che vivono sul disagio e sulla politica delle illusioni.
Primo test sarà la Francia e...anche a Genova non si scherza...
Franco Barbero

MAI PIU' MURI, CARI SMEMORATI

Il Papa ha posto un solo centro al suo discorso: mai più muri.
Il mondo ha bisogno di distruggerli e sostituirli con ponti.
Altrimenti non c'è sicurezza e non c'è futuro.
Franco Barbero

UN VARCO DI SPERANZA

La sconfitta di Trump è soprattutto opera dei "suoi". I repubblicani hanno detto NO  e sono stati  i "traditori" del Presidente.
Dunque, è possibile fermarlo.
Resta la sanità della riforma Obama.
Trump deve fare i conti con una diffusa opposizione nel tessuto anche culturale a partire dall'Associazionismo, dalle chiese, dalle librerie, da ampi strati della magistratura.
F.B.

"La vera storia di don Milani"
è il sottotitolo dell'opera di Lancisi, giornalista e saggista, centrata sul processo al sacerdote, accusato di apologia e incitamento alla diserzione, dopo la pubblicazione della Lettera ai cappellani militari. In quel celebre testo, don Milani difendeva l'obiezione di coscienza alla leva militare e il dovere di disobbedienza agli ordini ingiusti, in virtù di una più alta obbedienza a Dio e ai poveri. Il libro ricostruisce il clima di quegli anni, le polemiche e il dibattito intorno al Concilio Vaticano II,   il ruolo chiave di personalità come Ernesto Balducci e Giorgio la Pira.
Richiedilo ad Adista
Spedizione gratuita
per importi superiori a 20€


tel. O6/6868692
fax 06/6865898
e-mail: abbonamenti@adista.it
internet: www.adista.it

(Adista 4 febbraio)

Cuba addio, le compagnie Usa tagliano i voli per l’isola

Per ora Cuba non è un affare, almeno per le compagnie aeree americane. Due, tra quelle minori che avevano aperto la nuova rotta all' inizio del disgelo, hanno annunciato che cancelleranno i voli verso l' isola. Il motivo è che non ci sono abbastanza passeggeri. Quando Obama e Raúl Castro firmarono la pace alla fine del 2015, molte compagnie aeree si affrettarono a sollecitare i permessi per le nuove rotte con Cuba convinte che a poco a poco i viaggi degli americani sarebbero stati completamente liberalizzati. Ma non è andata così, e ora le compagnie minori annaspano e preferiscono chiudere. Silver Airways, una compagnia della Florida, aveva ottenuto i permessi per volare su dieci destinazioni nell' isola, mentre Frontier Airlines aveva inaugurato la linea Miami-L' Avana al prezzo stracciato di 59 dollari. Ora stanno per cancellare tutto.
Ma anche le maggiori, come American Airlines, denunciano difficoltà: hanno ridotto i voli e utilizzano aerei più piccoli per contenere i costi. Oggi, per volare dagli Usa a Cuba è ancora necessario avere un passaporto cubano o un permesso del Dipartimento di Stato. Obama, a fine mandato, ha allargato le maglie del divieto che per l'embargo ancora in vigore colpisce gli statunitensi, ma non abbastanza da favorire i viaggi semplicemente turistici sull'isola. Per un americano è ancora necessaria una qualche giustificazione non turistica per andare a L' Avana. Così ci sono pochi clienti e troppi aerei. L'arrivo di Trump alla Casa Bianca sta facendo il resto: le compagnie Usa sono convinte che le aperture verso Cuba avranno uno stop e preferiscono disinvestire. Anche se nel 2016 l' incremento dei visitatori Usa a Cuba è stato del 76%. (o. c.)

(la Repubblica 16 marzo)

​[la Repubblica 21 marzo]

Scuola, per il bimbo autistico e la ragazza disabile non c’è posto

LANCIANO (CH). La data limite per iscriversi alle scuole medie era il 7 marzo, ma per un bambino autistico a Lanciano non c'è posto. «Siamo pieni», si sarebbe sentita dire una mamma che ha tentato, finora inutilmente, di iscrivere il proprio figlio in tre istituti dei quattro presenti in città. Il bimbo (A.) ha dieci anni ed è affetto da Sindrome di Asperger(Sa), un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentato con l'autismo.
«C'è il rischio che A. debba ripetere la quinta elementare. Sono arrabbiata e amareggiata», ha denunciato R. M., la mamma. Prima si è rivolta all'istituto comprensivo «Don Milani», specializzato nel settore della disabilità, dove però non ha trovato spazio. Successivamente ha bussato alle porte della scuola «Mazzini» e della «D'Annunzio». Stessa risposta: «Quando spiegavo che mio figlio è autistico, l'iscrizione veniva negata», racconta R.M. che, infuriata, ha anche minacciato di sporgere denuncia alla polizia, senza poi procedere. Una versione dei fatti che viene respinta dalla preside della media Mazzini, Mirella Spinelli: «Non abbiamo nulla contro la disabilità – ribatte la dirigente scolastica – Le iscrizioni non vengono richieste; non c'è una domanda da inoltrare a cui segue l'accettazione: vengono fatte direttamente dalla famiglia. Mamma o papà – chi ha la patria potestà – va sul sito, compila il modulo e lo invia on line. Tutto qui. E tra le iscrizioni ricevute, non figura quella del bimbo». È accertato però che la signora si è recata personalmente nell'istituto per ottenere informazioni ed è stata anche accompagnata a visitare le aule. In segreteria, però, l'iscrizione non è andata a buon fine.
Mario Gaeta, che dirige il «Don Milani», riferisce: «La signora è venuta a fine febbraio. Le abbiamo fatto subito presente che le iscrizioni non possono essere rifiutate e che noi, per l'anno prossimo, abbiamo 37 iscritti e tra loro 8 disabili, pari al 21,6%. Abbiamo un unico problema: 5 classi e 4 aule a disposizione. Quindi non sappiamo ancora in quale struttura a settembre questi bambini saranno collocati. La signora ci ha anche detto che alla "D'Annunzio", l'istituto dove suo figlio frequenta ora la quinta elementare, il bimbo non poteva rimanere perché aveva subito atti di bullismo. Avute le informazioni, è andata via e non l'abbiamo più vista, né sentita». Impossibile invece contattare, per telefono o a scuola, la preside della «D'Annunzio».
Questa mattina il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, insieme all'assessore all'Istruzione, Giacinto Verna, incontrerà in Comune la mamma del bambino. «Abbiamo esteso l'invito anche ai dirigenti degli istituti coinvolti – riferisce Pupillo – affinché vengano chiariti i contorni della vicenda e auspichiamo una rapida soluzione della questione, nell'unico e preminente interesse del minore e del suo diritto allo studio».
Un diritto leso anche in Sicilia, dove Eleonora, una 18enne costretta sulla sedia a rotelle, è confinata a casa da quattro mesi perché nell'Istituto superiore Ugo Mursia di Carini, che ha frequentato fino a Natale, è stato interrotto il servizio di assistenza igienico-personale: nessuna può accompagnare la ragazza in bagno né può aiutarla a mangiare durante la ricreazione.
Serena Giannico

(Il Manifesto, 21 marzo)

Sentenza contro il velo islamico. Così si legittima un pregiudizio

«È una sentenza che legittima, se si legge in maniera approfondita, una sorta di pregiudizio rispetto a quella parte di Islam che rispetta in maniera intransigente le leggi coraniche»: è il giudizio che sulla sentenza della Corte europea mi dà, a caldo, Marco Ventura, uno dei più prestigiosi studiosi di diritto delle religioni. In particolare s'interessa proprio di Diritto e Islam e di diritto canonico e il suo libro più recente, Creduli e credenti.
Il declino di Stato e Chiesa come questione di fede, ha affrontato proprio alcune delicate tematiche legate alle libertà religiose. Si sta parlando, in questo caso, della sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo che ha dato ragione a due aziende, una francese e l'altra belga, che avevano licenziato due dipendenti proprio perché portavano il velo islamico sul lavoro. In sostanza questo importante organismo dell'Europa unita ha sentenziato che un'azienda privata può istituire una norma per vietare a una dipendente di portare il velo islamico durante i contatti con i clienti. «È un'applicazione della legge - mi dice ancora lo studioso - che può spianare la strada ad un modo errato per piacere a certi tipologie di clienti si finirebbe, infatti, con il premiare quelle fette di pubblico che mostrano ostilità alla esibizione di simboli religiosi. In particolare, in questo caso, quelli islamici».
Con questa sentenza ritorna attuale una questione che ha diviso, negli ultimi anni, l'opinione pubblica dei diversi Paesi: la questione della possibilità o meno, per le donne islamiche, di coprirsi il capo con un velo. La sentenza europea, giocando sul filo delle raffinate norme legali, stabilisce di fatto che questo divieto, se scaturisce da una norma interna applicabile a chiunque indossi in modo visibile simboli politici, filosofici o religiosi sul luogo di lavoro, «non costituisce una discriminazione diretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali ai sensi della direttiva». Una «discriminazione indiretta» si realizzerebbe qualora fosse dimostrato che l'esigenza di neutralità dell'impresa sia stata attuata solo per i dipendenti aderenti a una determinata religione o ideologia. L'euro-sentenza, alla quale si dovranno uniformare leggi per ora diverse dei singoli Stati, diventa un punto di riferimento legale per i casi simili che si dovessero registrare nei 28 Paesi dell'Ue.
L'argomento è stato oggetto di aspre dispute in molti Paesi, specie del nord dell'Europa dove, da qualche tempo, si conducono furiose campagne anti-islamiche. È così? Questa sentenza è, nei fatti, un cedimento a questi settori più intransigenti che si battono contro la realizzazione di società multietniche? Chiedo a Marco Ventura. «È evidente che il clima che si respira, in questa stagione, nel nostro continente e non solo, può aver pesato. Forse, dico forse, da questo punto di vista, la Corte di Lussemburgo - risponde – non ha voluto disattendere le attese di quella parte d'Europa che non rinuncia a mettere pressione su quel pezzo più intransigente di Islam. Non darla, cioè, vinta a quell'Europa della multiculturalità che si mostra più ottimista verso la possibilità d' integrare mussulmani integralisti».
I fatti sono noti e sono stati ricordati proprio durante i lavori che hanno portato alla sentenza degli eurogiudici. In Belgio un'azienda, assunse nell'ormai lontano 2003, Samira Achbita, una donna di fede mussulmana: doveva accogliere i clienti e assolvere, di fatto, a funzioni di relazioni pubbliche. Una regola che si tramandava in azienda, ma che non era mai stata scritta, vietava ai dipendenti di indossare sul luogo di lavoro segni visibili delle loro convinzioni politiche o religiose. Tre anni dopo l'entrata in servizio, la signora informò il datore di lavoro di voler indossare, in servizio, il velo. Inizia così un lungo braccio di ferro che porterà al licenziamento della donna. Di giudizio in giudizio, si è poi arrivati fino alla discussione e alla sentenza della Corte Europea. Tanto più che sul tavolo dei giudici era, pendente, anche un'altra vicenda, un caso simile avvenuto però in Francia, dove un'altra donna, sempre di fede islamica, Asma Bougnaoui, era stata licenziata perché, a qualche cliente dell'azienda per la quale lavorava, non era piaciuto che indossasse il velo. E siccome, come si dice, il cliente ha sempre ragione a farne le spese era stata la signora: licenziata in tronco.
In Italia c'è chi ha applaudito alla sentenza: sono stati in genere quegli ambienti che manifestano costantemente atteggiamenti anti-islamici. Oltre a settori dell'imprenditoria che vedono nella sentenza della Corte la possibilità di limitare, anche da noi, la libertà di espressione religiosa. Una lettura più attenta della stessa sentenza dovrebbe indurre a ragionamenti meno oltranzisti. «Sì, si tratta di una sorta di discriminazione indiretta – finisce Marco Ventura – con delle norme che appaiono formalmente corrette, ma in realtà si prestano poi a letture che rischiano di ledere i diritti, proprio sul piano del rispetto delle diverse pratiche religiose ».
Maurizio Boldrini

(L'Unità, 16 marzo)

venerdì 24 marzo 2017

GRUPPO USCIRE DALLE GUERRE

L'incontro del gruppo è fissato per lunedì 27 marzo alle ore 17,30, in Via città di Gap 13 .

GRUPPI BIBLICI A PINEROLO IN VIA CITTA' DI GAP 13

Lunedì 27 marzo alle ore 15,30 e martedì 28 marzo alle ore 21 prosegue la lettura del libro della Genesi al capitolo 3.

INCONTRI ECUMENICI: SI AFFRONTINO ANCHE TEMI TEOLOGICI


Quando quasi 60 anni fa sono arrivato alla Facoltà valdese di Teologia di Roma era da poco uscito, a cura di Eric Fuchs, per Labor et Fides, lo scritto di Giovanni Calvino La vraie façon de réformer l'Eglise chrétienne (cfr. anche: Calvino: Opere scelte I: dispute con Roma. Torino, Claudiana). Leggendolo si apprende che da parte cattolica e da parte protestante si arrivò al seguente compromesso, voluto dall'imperatore, nel maggio 1548: in attesa di futuri accordi fra le due parti, nel frattempo i protestanti, in cambio di pochissima contropartite, tornavano ad accettare, e a non mettere in discussione, il 90% delle dottrine cattoliche, quasi che queste fossero diventate irrilevanti, adiaphora, non lesive della Confessione di fede delle chiese nate dalla Riforma. Bucero per non sottomettersi, e aver salva la vita, lasciò Strasburgo e riparò in Inghilterra; Flacio Illirico, per protesta, abbandonò Wittenberg e si trasferì a Magdeburgo, dicendo: "Nihil est adiaphora in casu confessionis". Calvino rispose alle tesi del compromesso con il chiaro commento a cui faccio riferimento.
Scritto straordinario. Con un tono sereno e fermo, con franchezza, Calvino dice, non alla parte cattolica ma alla propria parte: non sottoscrivo e non accetto la vostra posizione. Contesta che possano essere considerate indifferenti dottrine quali: sette sacramenti, immagini, culto dei santi, cerimonie, digiuni, papato, messe, ecc... e sintetizzando dice: "Il problema non è dato dai Turchi, dai Giudei e dai Papisti (...) ma da chi si adopera ad una concordia truccata che produce un Cristo dimezzato, oscurato, inquinato...", e oltretutto "si spaccia tutto ciò artificiosamente con il nome di Riforma". Le dottrine sopra elencate, precisate e aumentate nel numero lungo i secoli, sono sempre davanti a noi, ben codificate da Trento in poi: per convincersene basta leggere il Catechismo della Chiesa cattolica. Non sono dottrine irrilevanti, di fronte alle quali si possa rimanete indifferenti!
Queste e altre ancor più rilevanti differenze, quali la gerarchia ecclesiastica, la distinzione clero-laici, la persistente discriminazione delle donne, non possono mai essere taciute e vanno esaminate, a maggior ragione in una fase tanto favorevole del dialogo ecumenico. Sono queste differenze che costituiscono la narrazione della nascita delle nostre chiese e del loro continuare a esistere. Gli incontri non possono continuare a essere solo incontri di preghiera su temi condivisi. Tranne eccezioni, mancano "incontri-confronti" di base su ognuna di queste rilevanti questioni. Non è possibile adoperarsi per l'unità delle chiese pensando che sia possibile evitare che le infedeltà degli uni e degli altri possano essere da tutti accolte senza che le une e le altre passino al vaglio e sotto il giudizio della Parola di Dio. Molti vorrebbero che si sviluppasse una reciproca conoscenza meno superficiale, più confessante da entrambe le parti.
Sembra quasi che questa generazione voglia passare alla storia come la generazione che, pur con la scusante di doversi occupare di cose concrete e gravi, da fare insieme, abbia deciso di lasciare alle generazioni future, che Dio non mancherà di suscitare, il compito di affrontare i temi teologici ed ecclesiologici, mettendo oggi fra parentesi qualsiasi questione che possa nuocere all'incontro e disturbare i reciproci rapporti, mai così buoni, e turbare i nostri sonni.
Nel quinto centenario della Riforma, almeno al nostro interno, abbiamo la necessità di tornare ad ascoltare la voce di Dio anche attraverso gli scritti dei Riformatori e di quanti ci hanno preceduto, o sono oggi al nostro fianco, nel cammino della fede in Gesù Cristo, e che ci ricordano l'esigenza primaria di confessare, a tempo e fuor di tempo, la nostra fede, annunziandolo, confidando unicamente nell'efficacia della Parola di Dio.
(Ennio Del Priore, Riforma 17/03)

SONO COSI' PICCOLO

"Signore, mio Dio, sono così piccolo!
Molto, troppo debole, mio Dio,
di fronte ad un mondo
terrificante e potente.
Ma, Signore, quale cambiamento
se Tu mi prendi nelle Tue mani!
Com'è bello vivere in Te!
Stamattina voglio di nuovo
venire verso di Te,
per offrirti le mie mani così piccole:
affinché per mezzo tuo
possano costruire e benedire,
affinché i miei occhi
guardino del tuo sguardo,
il mio spirito pensi del tuo spirito,
il mio cuore ami del tuo amore,
i miei passi camminino nella tua giustizia
il mio essere viva del tuo essere.
Mio Dio, mia speranza,
in Te rimetto la mia fiducia".
Ebenezer Woungly, Camerum

  

24 MARZO 1980: L'ASSASSINIO DI MONSIGNOR ROMERO

La storia di Romero, va ricordata, ogni anno nel giorno dell’anniversario della sua morte.
Molti si chiedono ancora quale sia stato il fatto scatenante che abbia fatto di lui, vescovo conservatore, il battagliero assertore dei diritti umani.
Molto semplicemente, di fronte all’oppressione e allo sfruttamento del popolo, osservando gli squadroni della morte che uccidevano contadini, poveri e preti impegnati, il vescovo capì di non poter fare a meno di prendere una posizione chiara. Istituì una Commissione per la difesa dei diritti umani; le sue messe cominciarono a diventare affollatissime; memorabili le sue denunce dei crimini di stato. 
Pagò con un progressivo isolamento e con forti contrasti, sia in nunziatura che in Vaticano, la sua scelta preferenziale per i poveri: alcuni vescovi lo accusarono di incitare “alla lotta di classe e alla rivoluzione”, mentre era malfamato e deriso dalla destra come sovversivo e comunista. Il 24 marzo 1980 un sicario si intrufolò nella cappella dell’ospedale, dove Romero stava celebrando, e gli sparò dritto al cuore, mentre il vescovo alzava il calice al momento dell’offertorio.
Grazie a don Tonino Bello e mons Luigi Bettazzi a seguito del viaggio in Salvador di Pax Christi a 10 anni dalla morte di Romero, pubblicammo il suo Diario. Un libro denso. Oltre 400 pagine.
Lo scorso anno abbiamo rieditato quel testo grazie a un lavoro di cura prezioso fatto da Francesco Comina:  "Monsignor Romero, martire per il popolo’’. Da quel libro è stato tratto lo spettacolo teatrale EN NOMBRE DE DIOS, curato da Mara da Roit che da un mese gira.
Noi oggi facciamo memoria di un pastore non perché  per la Chiesa è Beato, ma perché ci ha indicato quale deve essere la scelta di una Chiesa vera: i poveri, gli oppressi, i deprivati da chi gestisce il potere in danno di qualcuno

La Meridiana editrice


Il Movimento Internazionale
We Are Church
critica aspramente gli "ordini esecutivi" di Trump


Il fermare e il discriminare i rifugiati, gli immigranti e i mussulmani, l'indicare  ogni diversità sociale come fonte di paura, l'attaccare la libertà religiosa e il costruire una barriera al confine tra il Messico e gli USA sono fatti che offendono l'intera umanità.
Noi, il movimento internazionale We Are Church, siamo profondamente coinvolti come cristiani, come uomini e donne, e allora alziamo con forza la nostra voce contro questo sfacciato disprezzo per i diritti umani.
Parliamo con le stesse parole delle nostre sorelle e dei nostri fratelli negli USA, soprattutto di quelli della Leadership of Conference of Women Religious (LCWR) e di Pax Christi. Essi affermano "Dio invita ad accogliere lo straniero (Mt. 25,35) e a prendersi cura di chi ha più bisogno (Mt. 25,40)". Essi dicono: "Noi vogliamo un paese in cui l'unico prerequisito per vivere, essere ben accolto e godere dei propri diritti sia quello di essere un uomo".
Siamo convinti, secondo quanto dice il Vangelo, che tutti gli uomini, ovunque nel mondo, senza distinzione per colore della pelle, religione, condizione sociale, orientamento sessuale o paese d'origine sono fratelli e sorelle e che tutti noi dobbiamo essere accoglienti e responsabili gli uni verso gli altri.
Condividiamo una prospettiva di giustizia che escluda l'odio e costruisca ponti invece di muri.
Noi proclamiamo la pace e la giustizia prima di tutto, per ogni uomo e per ogni popolo del mondo.
Roma, 6  febbraio 2017
We Are Church International

(Adista 4 marzo)